Alghero, A-Mare alza bandiera bianca: “Non riapriremo”
Dopo due stagioni a dir poco travagliate, non ci sarà una terza chance. A-Mare questa estate non aprirà ad Alghero. Lo comunica la Società dei Bagni del Corallo, che esprime “profondo rammarico” per una decisione imposta dall’attuale stato del procedimento giudiziario ancora in corso.
Il caso era scoppiato nel 2024, prima stagione di apertura per il beach club di Alghero, che poi nei fatti si rivelò una “mezza stagione” a causa dell’avvio del procedimento che poi ha ostacolato anche la seconda stagione. Ora le conseguenze, immediate e concrete, come riporta il quotidiano La Nuova Sardegna. Oltre venti lavoratori stagionali resteranno senza occupazione, insieme alle rispettive famiglie, mentre si interrompe un indotto economico che coinvolge fornitori, artigiani, manutentori e numerosi operatori locali.
Nel 2024 l’attività era durata appena quarantasei giorni prima del primo sequestro. Nel 2025, grazie al dissequestro disposto dal Tribunale del Riesame, la struttura era riuscita ad aprire, seppure con un significativo ritardo rispetto all’avvio della stagione balneare. Il 2026 segna invece uno stop totale.
Bagni del Corallo sottolinea di aver operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, ottenendo tutte le autorizzazioni previste dalla legge attraverso il coinvolgimento di diciannove enti pubblici in due distinte conferenze di servizi. La Regione Sardegna aveva rilasciato concessioni demaniali stagionali, mentre il Comune di Alghero aveva confermato la compatibilità urbanistica degli interventi, tutti a carattere temporaneo e amovibile. Il nodo resta tuttavia giudiziario. Dopo due sequestri preventivi tra il 2024 e il 2025 e i successivi dissequestri, il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, che ha disposto un nuovo esame. Lo scorso mese di marzo il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro; le motivazioni non sono ancora state depositate. La società ha già preannunciato ricorso. «Quando un’impresa che ha ottenuto tutte le autorizzazioni non può operare, il messaggio è devastante», si legge nella nota della società.

