Verità e bugie sulle spiagge deserte

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Il mainstream dell’informazione o della disinformazione ha preso di mira il mondo dei beach club. Leggendo i giornali o, ancora peggio, scrollando i post sui social, sulle spiagge italiane tira un’aria da lockdown che fa paura: spiagge deserte, stagione saltata, commenti feroci contro quei “ladri” dei balneari che hanno rovinato l’Italia alzando i prezzi a dismisura e che non pagano niente allo Stato. Questo è il messaggio che passa, bellezza.

Noi di italianbeach.club che abbiamo iniziato la stagione girando in spiaggia fin da metà maggio, e che qualche opinione ce la siamo fatta a riguardo, in quest’analisi semplicistica non ci ritroviamo proprio. E con noi non si ritrova colui che ha posato per la foto di apertura, Daniele Conte, gestore del Vittoria Beach di Finale Ligure, che abbiamo incontrato venerdì 8 agosto e il cui stabilimento, come recita il cartello, era “completo”. Buon per lui naturalmente. Ma come stanno davvero le cose? Come dice Conte, come insinua Alessandro Gassmann – notoriamente un esperto di fatti balneari, con svariate pubblicazioni al suo attivo – o in qualche altro modo? Fermo restando che i conti si fanno alla fine, dal nostro osservatorio possiamo rilevare un po’ di cose.

1. Le spiagge vuote magari appaiono vuote, ma spesso non lo sono. A chi pensa che lo siano, sveliamo una parola misteriosa per loro ma non per i gestori degli stabilimenti. Questa parola è “stagionali”. Ci riferiamo agli abbonati per tutta la stagione, croce e delizia del beach club perché il più delle volte non sono presenti in spiaggia, ma se arrivano devono trovare libera la postazione che hanno pagato; croce perché quando arrivano tendono a non consumare granché e perché non amano vedere facce nuove, un po’ come chi frequenta il bar sotto casa che considera un proprio territorio. Ma il loro versamento stagionale è importante per la copertura dei costi, quindi il loro apporto diventa irrinunciabile per il gestore. Il quale fatica a convincere il cliente di passaggio che non c’è posto nello stabilimento, pur essendo apparentemente vuoto… I posti vuoti sono in realtà quelli degli stagionali. Che in alcuni stabilimenti rappresentano il 90-95% della clientela.

2. Se poi le foto vengono strumentalmente scattate all’alba, o in giornate di pioggia, è ancor più probabile che lo stabilimento sia vuoto. Ma questo non dipende dai prezzi, è che semplicemente mare e maltempo non vanno d’accordo, o che le persone vanno in spiaggia solitamente dopo essersi alzate dal letto. Quelle foto sono strumentali alla causa: dimostrare che agli stabilimenti sta andando malissimo, anche quando non è vero.

3. A giugno di spiaggene abbiamo viste tante, in tutta Italia, e ben poche erano vuote, perché giugno è stato un mese top per gli stabilimenti balneari: grazie al clima, caldissimo, le spiagge sono state prese d’assalto. I gestori più prudenti ci hanno comunque parlato di un aumento del 5% rispetto al 2024 (che fu un giugno brutto dal punto di vista meteo), quelli più entusiasti del 40-50%. A luglio è andata mediamente peggio rispetto al 2024, ma anche qui un fattore determinante è stato quello climatico: lo scorso anno fu un mese ovunque bello, quest’anno il clima dal 9-10 luglio è stato poco favorevole e sono anche “saltati” un paio di weekend. Per quanto riguarda agosto, sono le due settimane centrali a fare la differenza, quindi ogni analisi è a oggi prematura.

4. In alcune zone d’Italia c’è sicuramente un calo, in particolare in Romagna (e anche qui con i dovuti distinguo). Ma questo non dipende dai costi degli ombrelloni che in alcuni stabilimenti saranno anche aumentati, ma in altri sono esattamente gli stessi. C’è, indubbiamente, la perdita del potere di acquisto a incidere sulla presenza della classe media italiana. E infatti la flessione non è limitata alle presenze negli stabilimenti – tutte comunque da verificare a fine anno – ma si estende alla ristorazione, agli hotel, perfino alle vendite nella grande distribuzione. C’è semplicemente meno gente. E questo potrebbe anche essere la conseguenza della mucillagine della scorsa estate, ve la ricordate? Ad ogni modo è un fenomeno da studiare e non da liquidare come “colpa di quei ladri dei balneari”.

5. Il turismo alto spendente, testimonianza nostra, continua a spendere e per fortuna, perché il suo contributo è determinante per l’occupazione e la ricchezza del nostro Paese. La ricchezza non è un problema, semmai lo è la povertà. Detto questo, la sensazione è che l’aumento di presenze dal mondo arabo, indiano, sudamericano e da altre regioni – pure quelle del nord Europa, nel caso del turismo ricco – non abbia compensato alcuni mancati arrivi da Usa, Australia e Canada. Questo è un altro problema di cui si dovrà tener conto, ma che alla base potrebbe avere motivazioni più politiche che di appeal italiano.

Queste sono alcune rapide osservazioni che ci sentiamo di segnalare al “tribunale del popolo” che si sta facendo sentire sui social e che ha già motivato la propria sentenza di condanna al settore dei beach club. Un settore la cui attuale reputazione è indubbiamente pessima, e che dovrà lavorare a lungo per far emergere quello che è il suo vero contributo non solo economico e occupazionale, ma anche di servizio, di sicurezza nelle spiagge, di soccorso ai bagnanti – i bagnini dei beach club salvano frequentemente la vita anche a coloro che si trovano in spiaggia libera – e di sviluppo dei territori dove operano.

Poi certo, ci sarebbe da parlare delle concessioni, dell’esiguità dei canoni, di varie zone d’ombra nell’applicazione delle leggi, ma questo lo faremo in un altro momento. Intanto godiamoci il momento centrale dell’estate, magari senza polemiche e magari con più gioia. Che ne dite?

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