Troppi soprusi nelle spiagge. Serve un codice etico
di Andrea Guolo
Essendo la nostra una guida dedicata al settore dei beach club, riteniamo di doverci occupare – come abbiamo sempre fatto – dell’emergenza che ormai è esplosa, e non siamo ancora ad agosto… Quella dei comportamenti “sopra le righe”, per usare un eufemismo, di alcuni gestori dei beach club, comportamenti che danneggiano tutta la categoria. Ormai, esaurita l’onda favorevole della comunicazione innescata dall’uscita della Guida fino al mese di luglio, è partita l’onda contraria. Ne parlano anche a Londra, dove il Guardian ha pubblicato un servizio dedicato alla situazione delle spiagge (qui ne scrive Gambero Rosso), e Famiglia Cristiana sta per uscire con un reportage che promette piuttosto male, partendo dal caso di uno stabilimento che chiede un euro a chi vuole semplicemente riempire la borraccia d’acqua. E nelle prossime settimane andrà peggio…
In questi giorni c’è stato chi ha dato del “pezzente” ai clienti delle spiagge libere e chi ha superato i limiti della concessione, impedendo il passaggio al mare attraverso lo stabilimento, ben sapendo che legalmente non lo può fare. C’è poi l’altra questione spinosa, quella del divieto di consumare cibi portati dall’esterno, che non ha alcun fondamento giuridico, come ricordato da Unione nazionale consumatori. E sui social sono esplose le proteste, soprattutto nel litorale sorrentino, contro questi e altri soprusi.
Come sito e come guida, pensiamo che i beach club rappresentino un’eccellenza del settore balneare italiano, ed è evidente che questi brutti episodi non sono in linea con il posizionamento e con il livello qualitativo raggiunto dalla maggior parte delle strutture balneari. Le quali devono rispettare in primis i clienti, pure quelli che non sono loro clienti ma lo possono sempre diventare, fosse anche per un caffè o un gelato da acquistare o degustare seduti sul telo mare della spiaggia libera adiacente allo stabilimento. Chi assume come criterio di gestione l’esclusività, il divieto, il sopruso, semplicemente non è un vero imprenditore. Non lo è perché non sta investendo nel futuro, sta solamente cercando di massimizzare un guadagno destinato a svanire sotto la minaccia di campagne mediatiche sempre più aggressive. Ed è normale che siano i social a costituire il mezzo per colpire e affondare un settore che già deve fare i conti con una pessima immagine. Le associazioni di categoria sono complici di tutto questo, perché non hanno sorvegliato e hanno molto spesso assecondato tali comportamenti.
Ci auguriamo – e contribuiremo noi stessi a stimolarlo – che si possa arrivare a un momento di riflessione e a un “codice di condotta” adottato dai gestori balneari con uno stretto controllo nei confronti di chi non lo rispetta. Diversamente, il modello italiano basato sull’esistenza di un servizio qualitativo diffuso in tutta la costa italiana rischia di venir meno sotto i colpi delle polemiche e delle denunce. Il che farebbe felici coloro che ideologicamente sono schierati contro gli stabilimenti balneari e sognano una costa italiana simile a quella basca o portoghese, dove non c’è niente se non il mare in burrasca. Ma sarebbe un dramma per il turismo, per le famiglie, per la sicurezza dei bagnanti e per le aspettative di chi ama vivere il mare con tutti i migliori servizi.
Nella foto, la richiesta di un lido ligure di 1 euro per riempire la borraccia di acqua potabile

