Alcione, da stabilimento balneare a comunità imprenditoriale

Club Alcione, da stabilimento balneare a comunità imprenditoriale

Poco dopo aver annunciato la nascita di Club Alcione, Alessia Berlusconi ha concretizzato il primo investimento a Forte dei Marmi da parte di questa “comunità imprenditoriale” sorta intorno al suo beach club che ha conquistato, nella prima edizione di Guida ai migliori beach club d’Italia (2024), l’Audit People Award come stabilimento balneare più sostenibile d’Italia.

Il club deal ha infatti ufficializzato l’acquisizione di Caffè Morin, insegna storica di Forte dei Marmi di cui rappresenta una sorta di “salotto buono”, considerato ancora dotato di un significativo potenziale inespresso. I lavori di ristrutturazione da parte della nuova proprietà dovrebbero iniziare ai primi di ottobre. Il progetto prevede un locale articolato tra ristorante, bar con pasticceria e spazio per aperitivo, cena e dopocena, con un’impostazione rivolta a un pubblico adulto. E il nuovo Morin rappresenterà indubbiamente una delle due novità più importanti della Versilia 2027. L’altra, naturalmente, sarà la riapertura de La Capannina di Franceschi, acquisita da Giorgio Armani poche settimane prima della sua scomparsa.

L’operazione Morin rappresenta la prima applicazione concreta degli obiettivi del Club, che intende procedere senza fretta e con attenzione, selezionando iniziative capaci di offrire un elevato valore aggiunto e solide prospettive di sviluppo. Club Alcione è stato costruito attorno a una comunità di clienti, imprenditori, professionisti e amici che negli anni si è raccolta intorno allo stabilimento. L’idea, racconta Alessia Berlusconi, amministratore unico della società, è nata durante l’inverno, quasi per caso, da una conversazione davanti a un camino a Milano. «Perché non fai salire a bordo un socio che ti aiuti a creare un volano di opportunità nuove?», le ha suggerito il marito. Da qui è partita una riflessione che ha portato a una conclusione diversa: non un solo socio, ma una piccola comunità imprenditoriale.

Il 25% del capitale sociale è stato così aperto a 33 piccoli soci, con quote dallo 0,75% in su. Non soltanto investitori, ma persone chiamate a partecipare alla vita della società, con benefit, distribuzione degli utili e soprattutto accesso prioritario alle nuove opportunità individuate dal gruppo. Il modello punta infatti a superare i confini dello stabilimento balneare e a intercettare operazioni nei settori dell’ospitalità, della ristorazione, del real estate e dell’energia, oggi indicati da Berlusconi come i due principali poli strategici insieme all’hospitality.

«Perché bisogna sempre lavorare solo con grandi fondi?», è la domanda alla base del progetto. Il Club Deal propone una strada diversa, nella quale ciascun socio può mettere a disposizione risorse differenti, dai 100 mila euro fino a somme più consistenti, a seconda dell’operazione. Una forma di partecipazione diffusa che, nelle intenzioni della promotrice, consente di creare una business community legata da un comune interesse per il territorio e capace di generare nuove opportunità.

Dopo aver acquisito Caffè Morin, Berlusconi guarda con interesse anche a Milano e cita come esempio il modello di imprenditori capaci di concentrare più attività diverse nello stesso territorio, creando vere e proprie destinazioni. L’obiettivo è replicare questa logica attraverso operazioni mirate, valorizzando le relazioni e le competenze della comunità che ruota intorno all’Alcione.

Il modello potrebbe inoltre diventare replicabile in altri stabilimenti balneari. Per Berlusconi, coinvolgere clienti, amici e simpatizzanti significa renderli più partecipi, moltiplicare le opportunità e, al tempo stesso, introdurre uno stimolo ulteriore a migliorare. «Avere qualcuno a cui rendere conto a fine anno non fa mai male», osserva, perché aiuta a non perdere di vista qualità e miglioramento continuo.

Il Club si inserisce in un percorso di crescita dell’Alcione che negli ultimi anni ha puntato su qualità, servizi e sostenibilità. Lo stabilimento ha raggiunto cinque certificazioni, tre legate alla gestione ambientale e due alle risorse umane, con particolare attenzione a diversità, inclusione e parità di genere. Per il futuro sono previsti ulteriori investimenti nei servizi, anche attraverso attività come yoga, acquagym, corsi di nuoto e baby club. Sul fronte dell’innovazione è allo studio anche l’introduzione di un assistente virtuale per supportare ricevimento e gestione delle richieste, senza rinunciare al rapporto umano.

In questo percorso, dunque, la spiaggia resta il punto di partenza ma non più il punto di arrivo. Il Club Alcione prova a trasformare una relazione costruita negli anni tra impresa e territorio in una vera comunità di investimento. Un esperimento che nasce a Forte dei Marmi e che, se il modello darà i risultati attesi, potrebbe trovare applicazione anche altrove, dimostrando come uno stabilimento balneare possa diventare non soltanto un luogo di vacanza, ma anche un laboratorio di nuove iniziative imprenditoriali.

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